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9月26日 nessun luogo è lontano....A me piace lavorare, peccato solo che questo interferisce troppo col mio tempo libero...
E' tanto che non trovo temopo abbastanza per scrivere uno dei miei soliti sproloqui, così stavolta imbroglio e ne prendo uno già fatto :P.
In realtà non è affatto uno sproloquio, ma uno dei testi più belli che conosco. Pochissimi sanno, come Bach, dire così tanto con così poco. In particolare, lo dedico a una cara amica che spero passerà di qui, con i migliori auguri:)
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Rae, cara!
Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno! La tua casa è distante mille miglia dalla mia, e io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena.
Ebbene, ne val proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa.
Non vedo l'ora di essere da te! Il mio viaggio è cominciato dentro il cuore di un piccolo uccello, un colibrì che conoscemmo insieme, io e te, tanto tempo fa.
Lo trovai cordiale come sempre, anche stavolta.
E tuttavia - quando gli dissi che la piccola Rae stava crescendo e che io stavo andando alla festa per il suo compleanno con un regalo lui rimase perplesso.
Per un pezzo badammo a volare in silenzio, e alla fine lui mi disse:
"Ci capisco ben poco, in quel che dici, ma men che mai capisco come mai tu ci vada, a questa festa".
"Ma sicuro che vado, alla festa" dissi io.
"Cos'è che ti riesce tanto difficile da capire?"
Lui non rispose niente, lì per lì, ma quando arrivammo alla casa del gufo, mi disse: può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici? Se tu desideri essere da Rae, non ci sei forse già?". "La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo" dissi al gufo.
Mi parve strano di re vado, è vero, dopo quanto mi aveva detto il colibrì, ma lo stesso mi espressi in quel modo, perché Gufo mi capisse.
Lui pure restò zitto per un pezzo, seguitando a volare.Un silenzio tutt'altro che ostile.Ma quando mi ebbe condotto sano e salvo a casa dell'aquila, così mi parlò:
"Ci capisco ben poco in quel che dici, ma men che mai capisco perché chiami piccola, la tua amica".
"Ma sicuro che è piccola" dissi "dal momento che non è ancora grande.
Cos'è che ti riesce tanto duro da capire?"
Gufo allora mi guardò, coi suoi occhi profondi color ambra, mi sorrise e mi disse:
"Pensaci su". "La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo" dissi all'aquila.
Mi faceva un po' specie, veramente, dire vado e dire piccola, dopo quanto mi avevano detto Colibrì e Gufo, ma lo stesso mi espressi a quel modo, affinché Aquila potesse capirmi.
Insieme volammo, al di sopra delle vette, a gara con i venti di montagna.
Alla fine lei mi disse:
"Ci capisco ben poco in quel che dici, ma men che mai capisco la parola compleanno".
"Ma sicuro: compleanno" dissi io.
"S'intende festeggiare il giorno in cui ebbe inizio la vita di Rae, e prima del quale lei non c'era. Cosa c'è di tanto difficile da capire, in questo?"
Aquila allora incurvò le ali e dopo una picchiata rapidissima, atterrò con dolcezza, su una roccia, nel deserto.
"Ci sarebbe stato un tempo anteriore alla nascita di Rae? Non pensi piuttosto che la vita di Rae sia cominciata prima ancora che il tempo esistesse?" "La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo" così dissi anche a Falco.
Mi suonava un po' strano tuttavia dire vado, dire piccola e compleanno, dopo quanto avevo udito da Colibrì, da Gufo e Aquila, tuttavia così mi espressi perché Falco mi capisse.
Sorvolammo veloci il deserto, e alla fine lui mi disse:
"Sai capisco ben poco di ciò che mi dici, ma meno di tutto mi spiego quel tuo sta crescendo".
"Ma sicuro che Rae sta crescendo" dissi io "Adesso è più vicina all'età adulta, e un anno più lontana dall'infanzia.
Cosa c'è di tanto arduo da capire, quanto a questo?
Falco alfine atterrò su una spiaggia solitaria.
"Un anno più lontana dall'infanzia? Non mi sembra che questo sia crescere!"
Si sollevò di nuovo in volo e, di lì a poco, scomparve. Il gabbiano, lo so, era molto saggio.
Volando insieme a lui, riflettei bene prima di parlare e scelsi con cura le parole, dimodoché capisse che qualcosa pur avevo imparato.
"Gabbiano" gli dissi alla fine "perché mi porti in volo da Rae, quando sai che in realtà io già sono con lei?"
Di là dal mare, di là dai monti, finalmente il gabbiano calò e si posò sopra il tetto di casa tua.
"Perché l'importante mi disse che tu sappia la verità.
Finché non la sai - finché non la capisce veramente - puoi soltanto afferrarne qualche stralcio, o brandello, e non senza un aiuto dall'esterno: da macchine, uomini, uccelli.
Ma ricordati" disse "che l'essere ignota non impedisce alla verità d'essere vera".
Ciò detto disparve. E' venuto il momento di aprire il regalo.
I regali di latta e lustrini si sciupano subito, e via.
Io invece ho un regalo migliore, per te.
E' un anello da mettere al dito.
E brilla di una luce tutta sua.
Nessuno può portartelo via; non può essere distrutto.
Tu sei l'unica al mondo che riesca a vedere l'anello che io ti dono, come io ero l'unico in grado di vederlo quand'era mio.
Questo anello ti dà un nuovo potere.
Messo al dito, potrai levarti in volo con tutti gli uccelli dell'aria - vedere attraverso i loro occhi dorati - palpare il vento che sfiora le loro vellutate piume - e potrai quindi conoscere la gioia di sollevarti lassù, in alto, al di sopra del mondo e di tutte le sue pene.
Potrai restarci quanto ti parrà, su nel cielo, al di là della notte, e oltre l'alba.
E quando avrai voglia di tornar giù di nuovo, vedrai, tutte le tue domande avranno risposta e tutte le tue ansie si saranno dileguate.
Al pari di ogni cosa che non può toccarsi con mano o vedersi con gli occhi, il tuo dono si fa più potente via via che lo usi.
Da principio l'impiegherai solo quando sei fuori di casa, all'aperto, guardando l'uccello insieme al quale voli.
Ma poi, più in là, se l'adoperi ben bene, funzionerà anche con quegli uccelli che non vedi; finché t'accorgerai che non ti occorre né l'anello né l'uccello per volare al di sopra delle nubi, nel sereno.
E quando arriverà per te quel giorno, tu dovrai a tua volta donare il tuo dono a qualcuno che sai ne farà buon uso; costui potrà apprendere, allora, che le uniche cose che contano sono quelle fatte di verità e di gioia, e non di latta e lustrini.
Rae questo è l'ultimo anniversario che festeggio con te in modo speciale.
Dai nostri amici uccelli ho imparato quanto segue.
Non posso venire da te, perché già ti sono accanto.
Tu non sei piccola, perché già sei cresciuta: sei grande e giochi con il tempo e la vita - come tutti facciamo - per il gusto di vivere.
Tu non hai compleanno, perché sei sempre vissuta; non sei mai nata, e mai morirai.
Non sei figlia di coloro che tu chiami papà e mamma, bensì loro compagna d'avventure, in viaggio alla scoperta delle cose del mondo, per capirle.
Ogni regalo che ti fa un amico è un augurio di felicità: così pure questo anello.
Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre.
Di tanto in tanto noi c'incontreremo - quando ci piacerà - nel bel mezzo dell'unica festa che non può mai finire. 9月21日 gone and back again...Finalmente torno qui a scrivere… è passato quasi un mese dall’ultima volta che ci ho messo mano, eppure a me sembrano passati tre secoli. Mammina cara, il ritorno al lavoro è stato a ritmi assurdi e levatacce allucinanti. Il primo giorno di lavoro mi son dovuto alzare all’ora a cui normalmente andavo a dormire… fate voi.
Nel frattempo, come annunciato qua e là, sono passato attraverso (e non ne sono ancora uscito) alla rivolta delle macchine. La tecnologia in casa mia, e anche in ufficio, è andata in rivolta, si è fusa o semplicemente ha smesso di lavorare. Che stress. Tutto ciò mi ha messo nella condizione di dover trattare con il peggior nemico dell’uomo. La PROVA in terra, che il MALE esiste ed è operoso molto più del bene. Il 189 della telecom. Sette giorni passati a farmi prendere per il culo, a farmi attaccare il telefono in faccia, a farmi dare risposte a cui non avrebbe creduto nemmeno un bimbo di due anni sotto la media, e alla fine… il tecnico mi ha detto di cambiare gestore!!! Oppure, tornare al contratto vecchio. Quello che, ovviamente, la telecom mi ha cambiato senza chiedermi il permesso, ma solo con un banale preavviso:). Alla fine anche il tecnico si è rivelato un mezzo incapace e il problema ho dovuto finire di risolvermelo da solo.
Per quanto riguarda le mie restanti peripezie… boh… son stanco e son annoiato. Anzi, direi più che altro infastidito. L’ultimo post mio è stato sul portatile che si è rotto. Sull’argomento dico solo questo: ancora una volta servizi assistenza clienti ectoplasmatici. La Signora Packard Bell si trincea dietro un invalicabile 899. Mai riuscito a sentire la sua voce. La signora PC City che mi ha venduto il portatile Packard dà lavoro a gente, in media, incompetente e irrispettosa del cliente. Telefonate a vuoto e soprattutto, viaggi chilometrici a vuoto, per mobilitare un ca**o di corriere che DOVEVA VENIRE A CASA MIA! Vabbé. Non sono il solo, né sarò l’ultimo. Il mio portatile è via da 5 giorni, senza sapere dov’è, né se tornerà, né come, né quando. Mi preparo a comprarne uno nuovo, e annesso all’acquisto comprerò una bottiglia di spumante per brindare ad un repentino ed inopportuno attacco di diarrea a ventaglio per tutte le persone che stanno dietro questo piccolo quotidiano abuso che, sono sicuro, altre decine di poveri disgraziati consumatori stanno subendo in questo stesso momento.
Per il resto… mah… lavoro troppo. Non mi lamento, comunque. Lavorare troppo è sempre meglio che non lavorare. Avrei potuto nascere miliardario, ma se ne parla per la mia prossima vita :P. So solo che, dopo millemila anni… ho sognato. È stato ieri l’altro, di pomeriggio. Di nuovo le foglie… uff… ne sentivo quasi la mancanzaJ. |
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