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Once Upon A Time...

Vi Veri Voeriversum Vivus Vici

Andrea Rodi Falanga

Occupation

 

caro viaggiatore, benvenuto sulle mie sponde
spero che ti piacerà stare qui e ti piacerà quello
che troverai qui nella mia piccola casa.
sentiti libero di firmare il mio guest book

 

dear traveller welcome to my shores
hope you'll enjoy your stay and you'll like what you'll
find here in my little home.
please, feel free to sign my guest book.
 
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O' Professore wrote:
prova prova :)
Jan. 11
Vincenzowrote:
Salve professore mi sono sentito libero di firmare il vostro illustre guestbook.....
Lo sapete è un onore avere un saluto dal mitiko drdance. ma è stato anke per me un onore firmare nel vostro guestbook. un cordiale saluto da vincenzo iovino 4c teln (ambrogio leone)
p.s. quando avete tempo fate un salto nel mio blog ho kambiato tutto
Nov. 19
è sempre un piacere fare una visitina un questo tuo space e leggere parole interessanti. E' talmente raro trovare scritti intelligenti. Purtroppo non ho avuto molto tempo di navigare ultimamente cmq ora mi son presa una pausa di 5 minuti per farti un salutino. Spero ti faccia piacere.
Ciao e buon fine settimana.
Oct. 13
Siris wrote:
Complimenti per il tuo blog e soprattutto per il tuo intervento sulle stelle....
Stella
Aug. 26
 
mannaggia, adesso mi hai dato un (altro!!!) modo per perdere tempo altrimenti prezioso davanti al pc !!!
e... uhm, devi ancora visitare il nostro forum ;)
 
July 19
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There are no photo albums.
April 15

do you think you are unlucky?

There are times one believes he has control, on something, whatever. Sometimes you believe you can have control over the future, too.

 

Roll a dice now, you can’t say the outcome. Roll it for the whole day, you’ll have a statistic. Use your statistic tomorrow to foresee the result of another dice roll, you’ll see you just wasted your time.

 

Still, you believe you can have control. That’s the basic idea of the whole gambling. This time I had bad luck, next time lady luck will be on my side. The growing number of gamblers all around the world tells loud how much despair there is around, still, right now, this is not what I want to talk about.

 

It came in my mind about gamblers just because there are some lotteries which are said to have less chances of winning than being hit from a lightning.

Which is, by itself, a half nonsense, because chances of being hit from a lightning vary greatly depending on where are you living, but still, it’s not important, in my discussion.

 

We can all agree that being hit from a lighting isn’t exactly the first thing one should fear when go out at morning.

Like: “did I close the gas? Shut the door? Took the keys? Are there any threatening clouds around?”

 

Roy Cleveland Sullivan should have had. And probably he did.

He was a park ranger, in Virginia  (US). From 1942 to 1977 he’s been hit 7 times from a lightning.

 

It makes you wonder what “lucky” or “unlucky” mean.

First time he was on a watching tower in some forest… just doing his job. And flash came. He just lost a nail on his toe, in that first time.

In 1969 it was the second time. He was in his car, running up for a mountain. He got unconscious and he had his eyebrows burnt.

Third time he was doing some relaxing gardening, and Zeus stroke again, this time damaging his left shoulder.

Finally, good Roy started to get insane and believe that some kind of superior entity hated him.

 

Which, actually, can still be true, but best was still to come.

Fourth time came when he was on duty, again, and set fire on his hair: that’s why Roy started to go around with a personal fire extinguisher.

Fifth time, again in car. Luckily  he didn’t use much mass transit. This time, it was his hat to die. He “just” flew 10 meters or so away from the car.

 

Seventh time, he was just fishing. Some days in hospital and Roy was like new, again. It was 1977

 

If you are missing sixth time, I spared it for last. It’s the best of all.

He was in a picnic with don’t know who (I think his friends weren’t really happy to go around with him), when he saw a cloud. In that very moment, he started to scream and run, claiming that the cloud was chasing him.

You can run, but you can’t hide, some would say.

Actually, it was true. The cloud was chasing him, because what did happen was that a lightning fell, and injured his ankle.

 

After surviving seven lightning bolts, one could say that Roy was immortal, after all. For most of the people one is enough.

Roy, seven times, and still standing.

 

He died suicidal, poor man. In 1983 he shot himself… for a love delusion.

 

Now, do you think it’s worth some time to calculate the chances of being hit seven times from a lightning? It would be ridiculously low, still it happened. Poor Roy had control, over this? Or at least did he win lottery, for even one time?

 

Truth is: you can run, shake, shout or stand still. You can control your life just as much as a grain of sand controls the shore.

February 26

le mie riunioni \1

Le riunioni sono, di norma, uno degli eventi più caustici della vita di un lavoratore.

 

Una riunione con Telecom, in generale, è una prova di fede. Mediamente, chi lavora per Telecom (di seguito chiamato telecomita, giusto perché telecomando significa un’altra cosa, e soprattutto si riferisce ad un oggetto utile) è convinto di fare qualcos'altro, nella vita. Alcuni credono di lavorare per un’azienda di telecomunicazioni, altri credono di essere programmatori o sistemisti, ma non è così. Molti credono di avere un lavoro, ma sbagliano.

 

Sospetto che il tutto abbia qualcosa a che vedere con l'idealismo hegeliano applicato all'organizzazione del lavoro.

 

Una quota significativa dell’attività lavorativa del telecomita consiste nel pensare ai cazzi propri. Sono state avvistate gentili signore impegnate a pulirsi i fagiolini per la cena.

Poi, i nostri guasti vengono riparati in 6,02 x 10E23 giorni lavorativi, però i mariti delle telecomiti hanno fagiolini puliti per cena. Io accetto volentieri un guasto alla linea, sapendo che un onesto lavoratore mangerà fagiolini puliti.

 

Quando non pensa ai cazzi propri, in realtà il lavoro del telecomita è fare riunioni.

Telecom è una società che organizza riunioni per i propri dipendenti. Quest’è.

 

Per permettere ai propri dipendenti di partecipare alle riunioni senza dover rinunciare alla pulizia dei fagiolini, molte delle riunioni Telecom a cui ho preso parte erano telefoniche. Le chiamano call conference, forse perché si vergognano a chiamarle telefonate, visto che potrebbe ricordare loro quale era, in origine, il loro lavoro.

Ma non dovrebbero, suvvia. Se mio nonno faceva un lavoro, io mica devo farlo per forza…

 

Tuttavia, il meglio della riunionologia, i telecomiti lo sfoggiano sul campo, dal vivo.

Innanzitutto, come conseguenza del fatto che la maggior parte di loro non ha una chiara percezione di chi è o cosa faccia nella vita, uno dei fenomeni più ricorrenti è sostenere di lavorare per un reparto che non esiste.

Ne ho conosciuto uno che lavora nel maccheting, ed un altro che lavora nel market (Despar, Coop, Conad, quale? Dimmelo, ti prego!).

I due probabilmente lavorano anche nella stessa stanza, ma per il principio platonico secondo cui l’essenza delle cose è il loro nome, forse non si sono mai conosciuti, né sospetteranno l’uno l’esistenza dell’altro, almeno finché non comprenderanno il VERO nome dell’ufficio per cui lavorano. Sono convinto che ciascuno dei due sia incapace anche solo di vedere, odorare o percepire l’altro. Semplicemente, non esistono a vicenda.

 

Il mio preferito è stato un tizio che lavora in contro rum. Ho dovuto seguire un corso di semiotica, per capire che in realtà il tizio lavora in control room.

Questo tizio ha confermato la mia teoria secondo cui sbagliare il nome del proprio ufficio è alla base della dicotomia di molti telecomiti, che credono di fare un lavoro mentre in realtà sono disoccupati stipendiati.

Se io sostengo di lavorare per un ufficio che non esiste, di fatto non faccio un lavoro. È come vivere sull’isola che non c’è. Il mio stipendio posso interpretarlo come un tributo alla mia fantasia.

 

Non so esattamente di cosa si occupino in contro rum, ma sospetto che in control room debbano in qualche modo organizzare i processi funzionali delle attività Telecom.

Questo tizio, che è immediatamente diventato il mio eroe personale, aveva ideato, progettato e implementato (trovando anche il tempo di pulirsi i fagiolini), un sistema per la creazione di account in un sistema informatico.

Una cosa del tutto analoga è, per esempio, la creazione di un account su gmail: tempo necessario per l’utente: minuti 2. Tempo di risposta: secondi 2. La tua mail è creata, grazie per aver scelto gmail.

Vedi anche: hotmail.

Vedi anche: yahoo.

Vedi anche: libero.

Vedi anche: congobelgamail.

Il sistema progettato da questo esegetico professionista della contro rum aveva –ed HA tuttora- un tempo di risposta stimabile (e NON determinabile) intorno alle 2 settimane. Però. Che bravo. Probabilmente sta mail la fa creare dalla moglie, con l’uncinetto.

La cosa bella è che per tutti i suoi brillanti colleghi lì presenti, temprati professionisti della riunione sulle cui natiche è possibile vedere sedimentate le diverse marche delle diverse poltrone su cui hanno espletato le loro funzioni, 2 settimane per avere una cazzo di email è parso un tempo ragionevole.

E ci lamentiamo se i nostri guasti vengono riparati in 6,02 x 10E23 giorni lavorativi?

 

La verità, miei cari, è che i servizi Telecom devono giustificare una lunga serie di riunioni, non rispondere al più banale principio di domanda e offerta.

Forse perché, miei cari, in generale Telecom con domanda e offerta ci si sciacqua il perineo.

Vedi anche: monopolio.

Vedi anche: dittatura.

 

Questa cosa magari è frustrante per chi guarda Telecom da fuori e ne subisce solo i disservizi, senza neppure, che so, poter mangiare un po’ di quei deliziosi fagiolini puliti per cena.

Tuttavia, vi posso assicurare che dopo un certo numero di riunioni e fagiolini, (determinato dal vostro grado di adattamento ad un ecosistema ostile), partecipare alle loro riunioni sarà un po’ come guardare un acquario tropicale.

 

Ognuno dei partecipanti cercherà di confondere i rimanenti –siano essi telecomiti o meno- con luci sgargianti e parole interessanti.

Le mie riunioni con loro sono state una fioritura di “a latere”, “compulsorio” (che non è manco italiano, a volerla dire tutta, ma ho paura che se glielo facevo notare implodevano), e “bloccante” (che forse l’hanno imparato dal meccanico).

Trovare un senso compiuto dietro la pietra sepolcrale di parole bloccanti, è stato classificato come uno dei dieci problemi più complessi del secolo, a latere della crisi del mercato energetico, la cui risoluzione è assolutamente compulsoria.

 

Ma in fondo, l’ho detto, i telecomiti sono degli idealisti.

Diciamo, per ipotesi, che un povero fesso (di seguito chiamato “cliente”) va da Loro e gli propone un problema.

Questo, ovviamente, è una riunione. Il cliente viene subito allontanato e si indice un’altra riunione, per i soli telecomiti, per stabilire se il problema esiste, o è solo un parto mentale di un cliente disagiato.

A quel punto, il cliente ha perso il controllo del suo problema.

Verranno fatte riunioni per stabilire se il problema dato è risolvibile o meno. Se è risolvibile, seguiranno altre riunioni per stabilire la soluzione peggiore in assoluto, considerati tutti i fattori determinanti.

A queste riunioni, seguono delle riunioni il cui unico scopo è rifiutare qualsiasi forma di miglioramento offerto o proposto al sistema iniziale, con un laconico “non si può fare” (e non si può fare perché non è mai stata fatta una riunione in cui si è stabilito che “si può fare”)

Quando il sistema è sicuramente, al di là di ogni possibile dubbio, il peggiore possibile, in grado di causare i disservizi peggiori all’utenza, viene fatta un’altra riunione, per stabilire chi dovrebbe fare il lavoro.

Usciranno quindi dei nomi, di persone che però non potranno lavorare, perché sono impegnate a fare riunioni da qualche altra parte e su qualche altro progetto.

A un certo punto, potrebbe darsi che il cliente si svegli dal coma riunionitico in cui è stato catapultato e faccia obiezioni a quello che Telecom sta provando a vendergli (del tipo 2 settimane per un’email e una stock option sui fagiolini).

A quel punto, verrebbe indetta un’altra riunione per stabilire che la richiesta che il sistema fosse EFFICIENTE non va considerata parte della richiesta iniziale del cliente, quindi, se questi vuole che il suo prodotto funzioni davvero, in tempi confrontabili con quelli della vita umana, è necessaria una revisione completa del progetto iniziale.

Vedi anche: altri soldi.

Vedi anche: altro tempo.

Vedi anche: altre riunioni.

Vedi anche: morte del cliente per sopraggiunta vecchiaia.

Vedi anche: morte del cliente per suicidio ex-stress.

Vedi anche: morte del cliente per estinzione della razza umana.

Ovviamente, proseguire o meno può essere deciso solo dopo altre riunioni con il cliente, o con i suoi eredi.

Ora, se anche il cliente decide che, dopotutto, vale la pena spendere altri soldi, l’intero processo può considerarsi riavviato, dall’inizio, dalla prima riunione. Ricomincia a leggere dall’inizio di questo paragrafo, prego.

Altrimenti, si fa una nuova riunione, in cui si stabilisce che il sistema funziona e che il cliente è soddisfatto.

Il lavoro è finito, perché c’è una riunione che lo attesta.

Che il lavoro non sia mai stato effettivamente svolto, è solo un dettaglio trascurabile, visto che per completare un lavoro bisognerebbe chiedere a delle persone di smettere di fare riunioni, o addirittura di smettere di pulirsi i fagiolini.

 

A latere, se qualche dipendente, fra un fagiolino e l’altro, fra una riunione e l’altra (che, lo ricordo, è il vero lavoro per cui è pagato), a titolo di hobby personale, ha trovato il tempo di fare quello che il cliente ha pagato per avere, buon per lui.

Altrimenti, il cliente dovrà accontentarsi della versione platonica del suo servizio: esiste perché qualcuno ne ha parlato. In maniera compulsoria, ma soprattutto compulsiva.

 

Dall’altro lato, ai telecomiti viene rimossa chirurgicamente una parte del cervello, quella in cui vengono memorizzare parole e locuzioni del tipo “funziona?”, “ma è lento…”, “ma non è questo che volevo”, “ma così non lo userà nessuno”, e soprattutto il “?”. Rassegnatevi: il telecomita è chirurgicamente incapace di leggere il punto interrogativo. A meno che non venga messo a verbale in una riunione apposita, che il punto interrogativo esiste.

 

Altri fenomeni rilevati:

il telecomita si è evoluto al punto da ritenere l’uso della parola superfluo. Di fronte alla prospettiva di andare ad una riunione senza slide di powerpoint da commentare, avrete la manifestazione fisica del panico e del terrore.

Se poi avrete l’ardire di sfidarli sul campo, e prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli, ovvero prenderete la parola senza nemmeno una litografia da cui leggere il vostro comunicato, non aspettatevi di essere presi sul serio.

Se volete la loro attenzione, il vostro intervento deve essere una specie di buffa colonna sonora a delle diapositive ancor più buffe, ma piene di parole assurde e diagrammi confusissimi, ma che danno l’aria maledettamente professionale a chi le porta.

Vedi anche: rimozione chirurgica di parti del cervello.

Vedi anche: fagiolini.

 

Diretta conseguenza di quest’evoluzione del telecomita, è che questi, pare, sia convinto che i proiettori siano forme di vita organiche e senzienti.

Giusto ieri, un emissario telecom mi viene a chiamare, sconvolto: “il proiettore non proietta”. Come a dire: “mi è morto il gatto”.

Giusto ieri, tutto il piano era senza corrente elettrica, stavamo con le luci d’emergenza e gli antifurto hanno suonato ininterrottamente per tutto il tempo del guasto. Ovvero 3 ore.

Scelgo comunque di seguire l’emissario, perché la scena proprio non potevo perdermela: 30 telecomiti che attaccavano e staccavano cavi, premevano convulsamente tasti, computer e il naso dei colleghi, il tutto per far rivivere il gatto. O il proiettore.

Quando gli ho detto che tutto il piano era senza corrente, da due ore circa, è come se gli avessi detto che babbo natale non esiste.

Credo che alcuni di loro abbiano fatto un reclamo a dio, ed abbiano indetto una riunione per stabilire se era il caso di indire una riunione con dio per farsi dire perché mai un proiettore non dovrebbe funzionare senza corrente elettrica.

 

Un altro fenomeno rilevato, è che il telecomita può essere attratto in qualsiasi luogo, anche una sparatoria nella striscia di Gaza, se in cambio gli proponete una penna usb da 1 gb.

Ero a un congresso, i partecipanti dovevano passare prima in accettazione.

I telecomiti si scocciavano di andare in accettazione, perché era addirittura all’altro capo del corridoio, e d’altra parte nella riunione preparatoria al congresso non si era parlato di accettazioni, quindi l’accettazione non esiste.

“ma se vi registrate vi danno la penna usb da 1 gb”.

Si sono precipitati in massa, erano una ventina.

Le due povere hostess si sono trovate sommerse da un branco scalciante di telecomiti che avrebbero firmato anche un foglio in bianco, pur di avere una penna usb da 1 gb.

Che io sappia le due hostess non si sono più riprese. Una ha iniziato a drogarsi, all’altra è andata peggio e si è fatta suora.

Credevo che corse del genere le facessero solo nel terzo mondo quando arrivano i sacchi degli aiuti umanitari, invece mi sbagliavo.

Oppure, si può imbastire un sillogismo per dimostrare che i telecomiti provengono tutti dal terzo mondo, ma non c’ho voglia, e soprattutto non mi va di prendere in giro il terzo mondo. I telecomiti sì, ma il terzo mondo no.

 

Finisco qui, per ora. Ho altre riunioni di cui parlare, ma sono altre storie, e lo farò in altre occasioni.

Ora ho una riunione.

Vedi anche: a latere.

Vedi anche: compulsorio.

Vedi anche: bloccante.

Vedi anche: fagiolini.

 

 

November 06

archeologia domestica (parte2)

seconda notte di lavoro.
sono ancora vivo, e questo è già qualcosa.
fenomeni da rilevare:
1)dietro tutti i millemila strati di carta azzeccati sul muro, dopotutto, il muro c'è. E qualcuno ci ha scritto sopra, probabilmente messaggi per una civiltà aliena. Ci sono dei misteriosi calcoli matematici che non so a che cosa si riferiscono (probabilmente, la data della fine del mondo). Ci sono poi scritte delle misteriose parole: "rosso" (che probabilmente è solo il colore del muro, ok), "verde" che forse era il colore preferito dell'autore, e poi un nome che non sono riuscito a decifrare. Questa stanza ha del paranormale.
2) ad uno dei 21317823 buchi da tappare ho dato un colpo di raspa di troppo, ed ho assistito allo spettacolo allegro della fuoriuscita di una colonia di Orridi_Insetti_Bavosi_e_Pelosi, al ritmo di maracaibo. Usato il napalm.
3)Stabilito il Teorema Maestro del Povero Fesso che Lavora.
"per una qualunque attività manuale vi stiate cimentando, tempo 5 minuti dall'inizio arriverà un perfetto sconosciuto che assisterà al vostro lavoro con le braccia saldamente incrociate al petto, ma che si fionderà in una serie sconvolgente di pareri e consigli assolutamente gratuiti e sostanzialmente inutili. All'allontanamento del disturbatore, ne arriverà irrimediabilmente un secondo, e poi un terzo, fino a mettere a dura prova le risorse demografiche locali."
 
corollario 1: per ogni persona che lavora in Italia, c'è un numero imprecisato di persone che commentano. QUeste persone sono soggette al principio di indeterminazione di Eisemberg.
 
corollario 2: in Italia tutti sanno fare qualunque lavoro.
 
Ora lo so che vi starete chiedendo dove cazzo sono andato ad abitare, ma io so che un giorno, quando tutto questo sarà finito, noi ci ricorderemo dei caduti in quest'impresa, e li chiameremo eroi.
November 04

archeologia domestica

per qualche masochistica ragione, visto che notoriamente il lavoro mi manca, ho molto tempo libero e la notte dormo da dio, mi sono messo a riverniciare la stanza, che in effetti faceva un po' schifo (l'evento è seguito dai media, quindi forse un giorno pubblicherò foto sull'argomento).
Stanotte, il primo round.
Ho scartavetrato tutto il muro, perchè era evidente che la carta da parati era stata messa un po' a cazzo... ma quello che c'era lì non avrei mai potuto immaginarlo.
Sorvolando i dettagli, dietro quel muro dall'apparenza ordinaria e distinta, ho trovato tre strati diversi di carte da parati messe una sopra l'altra ("messe a cazzo", si è rivelata un'espressione debole. La cosa simpatica è che appiccicati dietro l'ultimo strato (quindi il più recente), ho trovato dei fogli di quotidiano... datati al 1955. Però, niente male. Dietro a tutti questi strati di carta (non oso pensare il primo quando è stato messo)... finalmente il muro. Vernice? rosso pompeiano. Quasi quasi domani non ci lavoro e chiamo la Sovrintendeza.
Come dicevo, archeologia domestica... 
 

Video